un mosaico di emozioni
“L’ónica verità
ch’ò sintói tla mi vóit
l’è stoèal buséi dl òm
ch’a i ò vlu bén”
L’unica verità
che ho udito
in vita mia
sono le bugie dell’uomo che ho amato
Giuliana Rocchi
Ogni saletta nel locale rievoca la storia e le antiche tradizioni
romagnole, la cultura e l’arte dei tempi passati.
Dalla fonte
dell’amore nelle grotte risalenti circa all’anno mille, alla
saletta del teatro dei Condomini, che celebra i fasti del teatro
di paese. Dal tuffo nella saletta Valmarecchia alle caveje
antiche che battevano il tempo dei buoi.
Per ogni tavola una
storia. Per ogni piatto un incontro di sapori.
LE SALE
- Cantinone Beato Simone
- Piazzetta del Teatro
- Saletta del Teatro dei Condomini
- Soglia di Papa Ganganelli
- Sala Malatesta
- Salone Montefeltro
- Passaggio del Conte Nadiani
- Campo della Fiera
- Angolo Valmarecchia
- Sala Cagnacci
- Stalletta di Pidio
Cantinone del Beato Simone
Superata la Bottega, attraverso il "laboratorio" della piadina e dei salumi, si entra nel Cantinone del Beato Simone: un ampio salone dove in passato i satarcangiolesi si confondevano ai forestieri per gustare un bicchiere di vino, di "quello buono". L'atmosfera è rimasta quella di un ambiente giocoso, semplice
e accogliente. Dove ritrovarsi in allegra compagnia, gomito a gomito, sulle panche imbottite che circondano i tavoli imbanditi.
Sulla destra della sala, ad interrompere la continuità delle tavelle imbrunite dal tempo, "sprofonda" nel terreno un antichissimo
"pozzo di butto". Così chiamato perchè, in passato, veniva adoperato per gettare i resti e le macerie del vivere quotidiano. Al centro si erge un'imponente colonna ottagonale di mattoni:antico asse sul quale poggiano i grandi travi che sorreggono l'intero soffitto.
Il cantinone è intitolato al Beato Simone Balacchi, il patrono del paese. Il Balacchi nacque a Santarcangelo intorno al 1240.
La sua vocazione lo spinse ad indossare gli abiti domenicani presso il convento di San Cataldo a Rimini. morì nel 1319.
Il 27 dicembre 1489 le sue spoglie furono collocate in un'urna della chiesa annessa al monastero, ma furono successivamente trslate in altri luoghi. Solo nel 1817 vennero sistemate nella Collegiata santarcangiolese, a pochi passi dalla Sangiovesa, dove nel 1821, per interessamento del Conte Antonio Baldini, fu eretta a suo nome una cappella (oggi adibita a sacrestia).
Simone Balacchi fu proclamato patrono di Santarcangelo nel 1820 e due anni più tardi la Sacra Congregazione dei Riti ne approvò il culto.
Piazzetta del Teatro
È il punto di passaggio tra l’osteria e il ristorante, anticamente chiamato anche orto dei poeti. La luce s’irradia sul ciottolato di fiume che ricopre l’intero perimetro e il pozzo installato al centro richiama le chiacchiere di paese e i momenti di aggregazione che sfuggono al ritmo lavorativo. Un invito al teatro come luogo principe di questa zona di Santarcangelo e l’insegna originale, posta sul pozzo -Teatro dei Condomini- ne identifica le gesta. A pochi passi da qui, si trovava l’antica via del Teatro e l’antico Teatro dei Condomini. Così non vi sfuggirà la visione e la dedica a Teresa Franchini, l’attrice santarcangiolese di talento naturale. Con la sua voce profonda e la sua presenza scenica di pregio, divenne un personaggio originale, da subito apprezzata dai grandi drammaturghi italiani. Fu sempre pervasa dal desiderio di sondare strade nuove nel panorama teatrale italiano del ’900. Fu l’interprete ideale per D’Annunzio, a fianco alla Duse e ancor più fu uno dei segni di avanguardia nella nostra cittadina. Nelle nicchie della Saletta del Teatro dei Condomini trovate un omaggio alla sua figura. I cappelli di Teresa Franchini ( anni ’30 ’40) vanno in scena!
Saletta del Teatro dei Condomini
Questa saletta vuole essere un omaggio al teatro dei Condomini e all’arte teatrale santarcangiolese, a quest’arte intramontabile.
Un tempo adibita a cucina, si trova nel cuore del Palazzo Nadiani. Alle pareti restano appesi i quadri che ornano i fasti di un tempo antico e così tra una prelibatezza di stagione e una piadina calda vi meraviglierete del repertorio scelto di tragedie e commedie che costellava l’intera produzione teatrale.
Correva esattamente l’anno 1822 quando, in via del Teatro, a pochi passi dal punto in cui vi trovate ora, si posò l’ultima pietra del Teatro dei Condomini.
Costruito interamente in muratura, con una pianta semicircolare, si sviluppava su tre ordini uniformi, con un totale di 50 palchi e una capienza di 400 persone tra platea e palchi. Le decorazioni con festoni, fregi e riquadri figurati , dipinti a bassorilievo.
Un elegante esempio di architettura, con salette accoglienti e presenze pittoriche di notevole interesse di artisti dell’epoca. Dietro il sipario che rappresentava “Cesare che passa il Rubicone”, opera di un artista riminese, si celava il palco. Profumo di legno e fatica dove si consumavano sera dopo sera repliche e debutti d’eccezione. Il mondo sembrava giungere al piccolo paese, e le compagnie di teatro venivano accolte con gaudio e stupore.
Soglia di Papa Ganganelli
La sua splendida volta a crociera, che scende dolcemente fino al terreno, conserva intatte suggestioni di un passato profumato"
di semplicità. Ombre e luci si armonizzano in contorni soffusi. Angoli nascosti offrono preziosi momenti di confortevole intimità.
Giovanni Vincenzo Ganganelli nacque a Santarcangelo nel 1705 e si spense a Roma nel 1774. Abbracciata la vocazione religiosa, e mutato il proprio nome in Lorenzo, venne nominato Cardinale nel 1759. Dieci anni più tardi con il nome di Clemente XIV varcò il soglio pontificio. Fondò insieme a Pio il Museo Pio-Clementino che fece realizzare a J.Winckelmann per raccogliere le statue antiche.
Sala Malatesta
Ai Malatesta di Rimini, già signori di Pennabilli e Verrucchio, è intitolata questa sala del ristorante.
Un'insieme di volte e archi movimentano armonicamente il piccolo salone.
Leggeri sospiri di luce filtrano nell'ambiente attraverso caratteristiche "bocche di lupo" che ornano la parte superiore del soffitto.
In basso, appissolate sul terreno, riposano la Stufa del vecchio autunno e la Stufa dei ricordi perduti.
L'impronta lasciata dalla famiglia Malatesta è profonda. Cominciata con Malatesta II, il "Mastin Vecchio" come lo chiama Dante, nella seconda metà del XIII secolo, l'egemonia della dinastia si perpetuò ininterrotamente fino all'inizio del XVI secolo.
Salone Montefeltro
Il Salone, dove trova ospitalità la Stufa dei pianeti sognanti, è dedicato all'illustre famigli dei duchi di Urbino.
Ramo dei conti di Carpegna, di tradizioni ghibelline, la dinastia dei Montefeltro scaompare nel 1508 con la morte di Francesco Maria della Rovere, nipote di Guidobaldo.
Le figure degne di memoria sono il capitano Guido e suo figlio, Buonoconte, vicario di Federico Barbarossa in quel di Urbino.
Passaggio del Conte Nadiani
Dal Salone Montefeltro, superato il cancello in ferro battuto, s'imbocca la galleria. Il passaggio in passato collegava l'antico Palazzo Nadiani alla Rocca malatestiana attraverso il labirinto di grotte tufacee che caratterizzano buona parte del sottosuolo di Santarcangelo.
In tempi recenti quel passaggio è stato murato e oggi, vi rimane a guardia la Stufa del Tappeto in ombra.
Campo della Fiera
In questa sala, mentre il vostro palato s’incontra con le radici della profonda Romagna, scoprirete il mondo delle antiche fiere. Gli arnesi che costellano la parete dinanzi a voi sono caveje, antichi perni sonanti che servivano per fissare il giogo dei buoi ai carri, cadenzando il ritmo del lavoro nei campi. E proprio nei giorni di fiera e di festa, dove gli animali venivano portati in mostra per essere venduti, questi “anelli” celebravano i fasti contadini e padronali, tintinnando verso il vento e la fatica dei buoi.
A pochi passi da qui, camminando verso il campo del gioco del tamburello, si trovava il campo della fiera, adibito allo scambio del bestiame, alla celebrezione della festa di paese.
Non solo: le grandi contrattazioni e la mostra dei buoi richiamava gente dai paesi circostanti. Le contrattazioni avvenivano in maniera serrata, come un rituale d’affari tra i più importanti del paese, tra saltimbamchi e giocolieri, cantastorie e caldarroste, piccole bancarelle di compaesani.
Questa saletta vuole essere un cammeo di ricordi delle vecchie tradizioni di fiere, un “campo” verde nella memoria passata come segno ancora presente. Alcuni dei mangiari di strada fanno ancora parte dei mangiari della nostra osteria, scaldando l’anima al viandante: la trippa, la pasta fagioli, il vino e due chiacchiere... magari in dialetto.
Angolo Valmarecchia
E' una saletta
accogliente, riparata quasi intima. ideale per consumare una
cena fra amici.
Il fiume Marecchia, che da il nome all'intera vallata, nasce
dal monte della Zucca.
Nel tratto finale della sua corsa verso il mare Adriatico il fiume attraversa anche il territorio di Santarcangelo.
Sala Cagnacci
Arricchita dalla presenza della Stufa
degli oggetti in ascolto,
la stanza conserva un alone romantico.
Un' impronta seducente che si ritrova nel complice bisbigliare dei
commensali. Guido Cagnacci, pittore di grande fama, nonchè
raffinato incisore, nacque a Santarcangelo
il 13 Gennaio del 1601. Suo padre Matteo, era mercante di pelli.
Il suo cammino artistico lo portò prima a Roma poi nuovamente
in Romagna, nelle Marche ed infine a Venezia.
Morì a Vienna, nel 1663, presso la Corte dell' imperatore
Leopoldo I d'Austria dove si era trasferito nel 1658.
I suoi celebri dipinti arricchiscono le Chiese e le Pinacoteche
d'Italia. Anche in Santarcangelo si possono ammirare due notevoli
opere del Cagnacci.
Stalletta di Pidio
La pavimentazione di ciottoli con andamento curvo e declinante, studiata
nel passato per agevolare il passaggio dei carri, caratterizza la Stalletta di Pidio.
La leggenda popolare racconta che proprio da questa stanza partisse ogni vigilia di Natale, la carrozza dei signori con i doni per i poveri del paese. Anche l'origine del nome della stalletta, che accoglie la Stufa della fessura profonda, affonda le radici nella storia di Santarcangelo.
Leopoldo Cantucci, detto Pidio, nacque all'ombra della Rocca il
primo Luglio del 1876. Si spense il 31 Gennaio del 1943. Nella vita di tutti i giorni faceva il ciabattino, ma i compaesani lo ricordano con affetto per i suoi 'paragoni' popolari. Ne citiamo un paio ad esempio.
"Quand ch'us magna bén in quatar /
u s magna mèi in tròi"
(Quando si mangia bene in quattro / si mangia meglio in tre)
"E' pòll u s magna bén in déu: me e léu"
(Il pollo si mangia bene in due: io e lui)
La Bottega della Sangiovesa
Si entra nella Bottega della Sangiovesa e subito ci si trova immersi in quell'atmosfera che si credeva ormai sepolta nella memoria.
Lo sguardo corre agli scaffali che sanno d'antico e si posa, curioso, sui prodotti esposti in bella mostra.
Tutto nella Bottega profuma di buono. L'olio e l'aceto, le marmellate, le grappe, i distillati naturali; un ventaglio d'aromi che ti avvolge appena varcata la soglia dell'osteria.
Più in là l'occhio cade sui cotoni stampati dagli artigiani romagnoli in esclusiva per La Sangiovesa, piatti e ciotole in ceramica che sembrano appartenute alla nonna.



